Il Decreto Dignità vieta in Italia qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, per giochi e scommesse con vincita in denaro. La norma, contenuta nell’articolo 9 del D.L. 12 luglio 2018, n. 87, è entrata in vigore il 14 luglio 2018, mentre il divieto sulle sponsorizzazioni sportive è scattato dal 1° gennaio 2019, dopo una deroga di un anno per i contratti già firmati.
Il divieto copre praticamente ogni mezzo di comunicazione disponibile:
- televisione e radio;
- stampa e affissioni;
- eventi e manifestazioni sportive;
- siti web, social media e altri canali digitali.
Un consiglio: se gestisci contenuti su scommesse sportive o casinò, il primo passo non è capire cosa puoi ancora scrivere, ma cosa la legge classifica come “pubblicità indiretta”: è lì che si concentra il rischio reale di sanzione.
Punti chiave
Il decreto dignità vieta ogni pubblicità, anche indiretta, delle scommesse in Italia dal 2018, con sanzioni minime di 50.000 euro per chi lo viola.
| Punto | Dettagli |
|---|---|
| Divieto assoluto dal 2018 | L’art. 9 vieta qualsiasi pubblicità, anche indiretta, di giochi e scommesse con vincita in denaro. |
| Sponsorizzazioni vietate dal 2019 | Dopo una deroga di un anno, anche le sponsorizzazioni sportive sono rientrate nel divieto dal 1° gennaio 2019. |
| Eccezioni informative ammesse | Contenuti B2B, tecnici nel contesto d’offerta e CSR restano fuori dal divieto se privi di elementi promozionali. |
| Sanzioni pesanti e concrete | Le multe AGCOM prevedono una percentuale del valore della pubblicità, con una soglia minima significativa, come confermato nella Delibera 19/23/CONS. |
| Nessuna modifica approvata al 2026 | Il dibattito parlamentare del 2025 non ha ancora prodotto una revisione legislativa effettiva della norma. |
Chi lavora nell’affiliazione iGaming e vuole monetizzare contenuti su scommesse sportive e casinò online restando in regola può affidarsi a un network che seleziona solo operatori con licenza ADM e offre supporto dedicato su modelli CPA, Revenue Share e formule ibride, senza rischiare comunicazioni promozionali vietate dal Decreto Dignità. Per capire nel dettaglio come strutturare contenuti conformi alle linee guida AGCOM, vale la pena consultare l’approfondimento sulle linee guida per il gioco responsabile e gli aggiornamenti raccolti nella sezione news sull’iGaming.
Indice
- Che cosa dice davvero l’art. 9 del decreto dignità sulle scommesse
- A chi si applica il divieto e quali sono le scadenze operative
- Quali contenuti restano permessi secondo le linee guida AGCOM
- Chi controlla e quanto costa violare il divieto
- Il decreto dignità sulle scommesse cambierà nel 2026?
- Come restano in regola operatori, affiliati e creator
- L’impatto del divieto sulle sponsorizzazioni sportive e sul mercato legale
- Domande frequenti sul decreto dignità e le scommesse
- Fonti
Che cosa dice davvero l’art. 9 del decreto dignità sulle scommesse
Il testo dell’art. 9 introduce un divieto assoluto, senza distinzioni tra pubblicità diretta e indiretta, per giochi e scommesse con vincite in denaro. La formulazione è volutamente ampia: non elenca singole tecniche pubblicitarie ma copre qualunque comunicazione che abbia una finalità promozionale, indipendentemente dal formato o dal canale usato.
Il divieto riguarda «qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta», relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, e si applica a ogni mezzo di comunicazione, compresi i canali digitali e i social network.
La ratio della norma, come chiarisce AGCOM, è duplice: contrastare la ludopatia e proteggere le categorie più vulnerabili, in primis i minori, dall’esposizione costante a messaggi che normalizzano il gioco d’azzardo. Non si tratta quindi solo di una restrizione commerciale, ma di una misura di tutela sanitaria e sociale.
La legge individua con precisione chi risponde di un’eventuale violazione:
- il committente della pubblicità (l’operatore di gioco o scommesse);
- il proprietario o gestore del mezzo che ha diffuso il contenuto;
- l’organizzatore dell’evento o della sponsorizzazione, quando applicabile.
A chi si applica il divieto e quali sono le scadenze operative
Il divieto non riguarda solo gli operatori con sede legale in Italia. Si estende anche ai soggetti esteri che operano nel mercato italiano tramite una concessione ADM o attraverso servizi media autorizzati a diffondere contenuti sul territorio nazionale. Questo significa che un bookmaker estero con licenza italiana è soggetto esattamente alle stesse regole di un operatore nazionale.
I canali coinvolti includono:
- manifestazioni ed eventi sportivi (stadi, palazzetti, competizioni televisive);
- piattaforme social e siti web, compresi blog e canali di affiliazione;
- affissioni pubbliche, stampa, radio e televisione generalista.
Sul piano temporale, la timeline resta un punto di riferimento essenziale per chiunque gestisca campagne o contratti pluriennali: il divieto generale è scattato il 14 luglio 2018, mentre le sponsorizzazioni sportive hanno beneficiato di una deroga fino al 1° gennaio 2019 per i contratti già in essere a quella data. Da allora, nessuna proroga è stata introdotta.
Quali contenuti restano permessi secondo le linee guida AGCOM
Non tutto ciò che riguarda le scommesse è vietato: le linee guida AGCOM del 2019 (Delibera n. 132/19/CONS) individuano categorie escluse dal divieto, a patto che restino strettamente informative.
Sono generalmente ammessi:
- comunicazioni B2B tra operatori, senza rivolgersi al consumatore finale;
- informazioni tecniche fornite nel contesto in cui il servizio viene già offerto (ad esempio quote pubblicate sulla piattaforma di gioco stessa);
- iniziative di responsabilità sociale (CSR) legate al gioco responsabile;
- segni distintivi strettamente identificativi, privi di elementi promozionali o evocativi.
Il criterio distintivo è il contesto e il linguaggio usato. Un elenco di quote pubblicato sul sito dell’operatore, senza inviti all’azione né elementi grafici accattivanti, tende a essere considerato informazione. Lo stesso contenuto diffuso su un canale social con una call to action tipo “gioca ora” diventa pubblicità vietata. Alcune analisi di settore hanno però evidenziato margini di ambiguità su questa distinzione, in particolare per i comparatori di quote e la televendita condizionata, dove il confine tra servizio tecnico e promozione resta sottile.
Chi controlla e quanto costa violare il divieto
Il sistema di vigilanza coinvolge più soggetti istituzionali. AGCOM è l’autorità che accerta le violazioni e adotta i provvedimenti sanzionatori, ADM collabora fornendo dati sulle concessioni e sugli operatori autorizzati, mentre la Guardia di Finanza interviene nei controlli sul territorio e nelle indagini più complesse.
Questa soglia minima rende il rischio significativo anche per campagne di modesta entità economica, perché la multa non scende mai sotto quella cifra indipendentemente dal budget effettivamente investito.
Un caso concreto è la Delibera AGCOM n. 19/23/CONS, che ha applicato proprio la sanzione minima di 50.000 euro a un procedimento avviato per violazione dell’art. 9. Episodi di questo tipo confermano che l’Autorità non si limita a segnalazioni formali, ma procede con multe concrete anche quando il valore economico della comunicazione contestata è limitato.

Il decreto dignità sulle scommesse cambierà nel 2026?
Nel 2025 la Commissione Cultura del Senato ha avviato un dibattito sulla possibile revisione del divieto, con diverse audizioni e proposte di modifica discusse in sede parlamentare. Il confronto ha coinvolto rappresentanti dell’industria sportiva e degli operatori di gioco, che hanno segnalato l’impatto economico della norma sulle sponsorizzazioni.
Ad oggi, però, nessuna modifica legislativa è stata effettivamente approvata: la struttura dell’art. 9 resta quella del 2018. Le risoluzioni parlamentari del 2025 hanno acceso il dibattito politico, ma non hanno prodotto un testo di legge modificato entro il 2026.
Per chi opera nel settore, questo significa un’unica cosa pratica: continuare ad applicare le regole vigenti, senza anticipare cambiamenti che potrebbero non arrivare, o arrivare con tempistiche difficili da prevedere.
Come restano in regola operatori, affiliati e creator
Chi gestisce contenuti su scommesse sportive o casinò online può continuare a operare, a condizione di strutturare tutto in chiave informativa e non promozionale.
Ecco cosa evitare sempre:
- call-to-action dirette (“gioca ora”, “scommetti subito”, “registrati e vinci”);
- banner o creatività con elementi grafici che richiamano vincite, jackpot o bonus in modo enfatico;
- post social che taggano operatori con inviti espliciti all’iscrizione.
Cosa invece resta generalmente accettabile, se ben contestualizzato:
- pubblicazione di quote e dati tecnici nel contesto in cui il servizio viene già offerto;
- comparazioni tecniche tra offerte, senza elementi promozionali;
- contenuti editoriali su normativa, mercato o analisi sportive, privi di inviti diretti al gioco.
Un consiglio: conserva sempre una copia dei contratti di affiliazione firmati con operatori titolari di licenza ADM e documenta le linee guida interne che segui per la creazione dei contenuti: in caso di verifica, questa documentazione è la prima cosa che dimostra la tua buona fede.
L’impatto del divieto sulle sponsorizzazioni sportive e sul mercato legale
Le società sportive italiane hanno perso una fonte di ricavi rilevante: prima del 2019, gli operatori di scommesse erano tra gli sponsor più attivi nel calcio e in altri sport di massa. Il vuoto lasciato è stato in parte occupato da altri settori, ma il budget marketing complessivo destinato allo sport ne ha risentito.

Sul fronte del mercato legale, il divieto ha creato un paradosso spesso segnalato dagli operatori: chi rispetta la licenza ADM non può comunicare con la stessa libertà di piattaforme non autorizzate che operano fuori dai radar regolatori italiani, spesso da giurisdizioni estere prive di controlli equivalenti. Questo squilibrio riduce la visibilità degli operatori conformi rispetto a chi ignora le regole, un effetto collaterale che analisti di settore hanno definito una distorsione competitiva difficile da ignorare nel dibattito sulla revisione della norma.
Un equilibrio ancora da trovare
Il divieto ha raggiunto l’obiettivo di ridurre l’esposizione pubblicitaria del gioco d’azzardo, ma non ha eliminato la domanda né chiuso lo spazio ai canali non regolamentati. Una revisione mirata, capace di distinguere meglio informazione tecnica e promozione aggressiva, aiuterebbe più la legalità che un divieto totale rimasto identico da otto anni.
Domande frequenti sul decreto dignità e le scommesse
Il decreto dignità vieta anche i contenuti informativi sulle quote?
Cosa rischia chi pubblica pubblicità vietata di scommesse online?
Gli operatori esteri con licenza italiana devono rispettare il divieto?
Sì. Il divieto si applica anche ai soggetti esteri che operano tramite concessione ADM o servizi media autorizzati in Italia.
Il divieto sulle scommesse sarà modificato nel 2026?
Al momento no: le risoluzioni parlamentari del 2025 hanno aperto il dibattito, ma nessuna modifica legislativa è stata ancora approvata.
I creator possono parlare di scommesse sportive senza violare la norma?
Sì, se i contenuti restano informativi o tecnici, senza inviti diretti al gioco o elementi promozionali riconoscibili.
Questo articolo fornisce informazioni generali e non sostituisce il parere di un avvocato qualificato. Consulta un professionista legale qualificato riguardo al tuo caso specifico prima di agire in base a questo contenuto.
Fonti
Per approfondire il testo normativo, le linee guida applicative e i casi sanzionatori, queste sono le fonti di riferimento:
- Articolo 9 (ADM) – Decreto Dignità
- Divieto di pubblicità sul gioco d’azzardo online con vincite in denaro | AGCOM
- Articolo su proposte di eliminazione del divieto – PagellaPolitica
